Venerdì 2 Ottobre 2026

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L’altro MANN: altri 35 manufatti in mostra provenienti dai depositi del museo. Le foto  

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NAPOLI – A partire dall’8 luglio, nelle  sale 77 e 78 degli affreschi del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, sono in mostra altri trentacinque manufatti provenienti dai depositi, che vanno ad aggiungersi al  racconto della vita degli antichi alle falde del vulcano. A fine settembre, un nuovo ampliamento riguarderà la sala del Plastico di Pompei con la presentazione di collezioni spesso inedite o poco note, su cui si sono concentrate le ricerche degli studiosi.  

La seconda parte della mostra “L’altro MANN” è curata da Marialucia Giacco (Responsabile Ufficio mostre Italia/estero del Museo); l’allestimento è firmato dall’architetto Andrea Mandara con Claudia Pescatori e realizzato con la grafica di Francesca Pavese.

ritratto del Direttore Giulierini in mostra

Il museo e le sue meraviglie da rivelare

“Aperti per ferie, anzi con l’estate pronti a  rivelare nuove meraviglie:  – afferma  il Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Paolo Giulierini – come promesso, grazie ad una squadra  che procede a passi spediti, un’altra fetta  dell’Altro MANN, quello che ‘vive’  nei depositi,  viene svelata, raccontata, spiegata nel mese di luglio. L’abbiamo detto, quello che è partito a fine maggio   non è  il riassetto di una  collezione, né una mostra temporanea, ma un progetto per restituire a tutti i visitatori ‘il corpo’ del Museo, studiando ed esponendo, mettendo in sicurezza, preparando l’accesso a nuovi spazi che possano restituire a tutti la magia di passeggiare tra le migliaia di reperti custoditi a Sing Sing. Da oggi  nuove meraviglie vesuviane poco e mai  viste approdano nelle sale affreschi ampliando così il nucleo iniziale che vi avevamo proposto. Al MANN, insomma,  occorre sempre  tornare, anche se lo avete visitato da pochissimo. E  a settembre l’appuntamento è nella sala del Plastico con tessuti e commestibili”. 

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Tra le meraviglie in mostra ci sono due statuette (dall’area vesuviana, I sec. d.C.), probabilmente realizzate da una stessa bottega per ornare il giardino di una residenza privata. Si tratta della decorazione bronzea di una fontana, che ripropone un tema iconografico molto in voga: la dea Afrodite si fa il bagno assistita da una ninfa che regge un catino a forma di conchiglia. L’immagine della divinità della bellezza e dell’amore è declinata da altre opere in mostra, provenienti da Pompei: due raffigurazioni della Venere semipanneggiata appoggiata a un pilastrino con idoletto, di cui una del tipo cd. Lovatelli (dalla casa di Diomede, I sec. d.C.); due rappresentazioni della Venere Anadyomene che esce dall’acqua strizzandosi i capelli (I sec. d.C.); la Venere accovacciata in marmo (dalla casa del Triclinio, I sec. d.C.); la Venere che si slaccia il sandalo (dalla casa del Centenario, I sec. d.C.). 

In esposizione, anche un focus sulla “fortuna iconografica” dell’infanzia in epoca romana: nella grande vetrina centrale della sala 78, da non perdere la statua marmorea del piccolo pescatore dormiente (da Pompei, Casa della Seconda Fontana Piccola, I sec. d.C.); ancora, costituivano ornamento delle bocche di fontana la scultura di fanciullo con una lepre (da Pompei, Casa del Camillo, I sec. d.C.) e, dalla stessa domus, il bambino con il mantello (nebride) ricolmo di frutti e il fanciullo spaventato da un rospo. La statua marmorea del bimbo che accarezza una colomba (da area vesuviana, metà del I sec. d. C.) chiude in tenerezza questa sezione della mostra. 

Dalla realtà al mito: in allestimento, un rilievo con la storia di Telefo (da Ercolano, casa del rilievo di Telefo, metà del I sec. a.C.); la statua  bronzea di un Dioscuro (da Ercolano, databile addirittura al 400 a.C.); il bronzo dell’Amazzone a cavallo (da Ercolano, prima metà del I sec. d.C.); la statua marmorea di Apollo (da Pompei, prima metà del I sec. d.C.).

Un incursione nella storia dei regni ellenistici

Nel percorso, è possibile ammirare le statue bronzee di Alessandro a cavallo e di cavallo rampante, entrambi reperti provenienti da Ercolano e databili agli inizi del I sec. d.C. Le statue sono da interpretarsi come la copia ridotta di due delle opere che facevano parte del  monumentale gruppo equestre commissionato allo scultore Lisippo subito dopo la celebre vittoria sulle truppe persiane nella battaglia del 334 a.C., sul fiume Granico, nell’attuale Turchia. Non mancano anche raffigurazioni di altri sovrani successori di Alessandro: possono essere identificati Demetrio Poliorcete (bronzo da Ercolano, fine del I sec. a.C.) e Alessandro I Balas (bronzo da Pompei, II- I sec. a.C.) .

MANN di Napoli

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