Venerdì 2 Ottobre 2026

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Dopo il restauro torna al Museo Horne di Firenze il “San Rocco” di Bartolomeo della Gatta

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FIRENZE – E’ di nuovo esposto al  Museo Horne di Firenze il “San Rocco” di Bartolomeo della Gatta. Il dipinto è stato sottoposto a un delicato intervento di restauro, reso possibile grazie al sostegno della Fondazione Friends of  Florence, presieduta da Simonetta Brandolini d’Adda. 

L’opera si identifica con quella descritta  da Giorgio Vasari  nella vita di Bartolomeo della Gatta, che l’aveva eseguita per la  chiesa di San Pier Piccolo ad Arezzo  dopo che, tra il 1485 e il 1486, la peste aveva nuovamente colpito la città. Il dipinto rimase nel convento fino al 1860, purtroppo gravemente  danneggiato dalle soldatesche che l’anno precedente erano state lì alloggiate. 

Pervenuto sul mercato  antiquario, fu acquistato da Herbert Horne nel 1909 e sottoposto a  interventi di restauro nel 1928 e nel 1963. A causa di ampie ridipinture e di inadeguati interventi al supporto, vari studiosi negarono  l’identificazione con l’opera citata dal  Vasari. 

Il “San Rocco” è un dipinto su tavola cuspidata dove il santo spicca in primo piano con dimensioni  prossime al reale. L’opera nel tempo  ha subito diverse vicissitudini  legate sia a vicende storiche che a problemi intrinseci alla tecnica  esecutiva, arrivando così ai giorni nostri in precario stato di  conservazione.

I problemi principali erano dovuti ai movimenti del  supporto ligneo che avevano provocato il sollevamento e la perdita di numerose porzioni di colore originale. In passato si era cercato di provvedere al degrado ridipingendo le mancanze e apponendo sul  retro una pesante traversatura fissa in ferro. Quest’ultimo intervento ha portato nel tempo a un ulteriore peggioramento delle condizioni. 

L’attuale intervento di  restauro ha previsto la rimozione della traversatura in ferro sostituita con un sistema di tre traverse a giunti elastici in gradodi sostenere, ma anche assecondare, i naturali assestamenti del  supporto ligneo.  Ha inoltre portato anche al recupero della corretta planarità  superficiale. E’ stato inoltre possibile  procedere con il consolidamento dei sollevamenti e la messa in  sicurezza del colore originale. Si è poi proceduto con una pulitura di tipo superficiale, mirata alla valorizzazione  dell’insieme. Le perdite di colore sono state integrate  pittoricamente e le precedenti ridipinture, alcune delle quali  alterate, sono state recuperate cromaticamente equilibrandole al  livello di lettura acquisito. In sostanza si  è dunque trattato di  un intervento focalizzato sul recupero delle  migliori condizioni di stabilità e conservazione volte alla fruizionedell’immagine dipinta.

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