Venerdì 2 Ottobre 2026

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Quando Damien Hirst incontra Dom Pérignon, il caleidoscopio arriva sullo Champagne

3 min di lettura

C’è qualcosa di naturalmente curioso nel vedere il nome di Damien Hirst accanto a quello di Dom Pérignon. Da una parte uno degli artisti più riconoscibili e provocatori dell’arte contemporanea, dall’altra una delle maison di Champagne più celebri al mondo. Due universi apparentemente lontani che, per la Limited Edition delle Feste 2026, decidono invece di parlare la stessa lingua: quella della creatività, della ricerca e, soprattutto, dell’assemblaggio.

Il risultato è una collezione che porta sulle bottiglie e sulle confezioni di Dom Pérignon l’immaginario caleidoscopico di Hirst. Una scelta tutt’altro che casuale, perché proprio il caleidoscopio è uno dei motivi ricorrenti nella produzione dell’artista britannico: frammenti, forme e colori che si ripetono e si trasformano fino a diventare un’immagine nuova.

Che cosa hanno in comune Hirst e Dom Pérignon?

A prima vista, forse non molto. Hirst ha costruito una carriera giocando con i confini dell’arte, della bellezza e della provocazione, passando dagli animali conservati in formaldeide agli iconici Spot Paintings e Spin Paintings. Dom Pérignon, invece, lavora nel territorio apparentemente molto più disciplinato della tradizione enologica. Ma è proprio la disciplina a rendere possibile la libertà creativa.

Per la Maison, ogni Vintage nasce dall’assemblaggio delle uve di una singola annata: un esercizio di equilibrio nel quale elementi diversi devono trovare una propria armonia. Hirst utilizza un principio simile nella sua arte, combinando elementi preesistenti, frammentandoli e ricomponendoli in configurazioni che sembrano cambiare continuamente sotto gli occhi di chi guarda. Il caleidoscopio diventa così una sorta di metafora condivisa: tanti elementi, un’unica composizione.

Hirst, dal Goldsmiths College alla bottiglia di Champagne

Per capire quanto sia particolare l’abbinamento bisogna ricordare chi è Damien Hirst. Nato a Bristol nel 1965, Hirst si è imposto sulla scena artistica britannica alla fine degli anni Ottanta. Nel 1988, ancora studente al Goldsmiths College di Londra, organizza la mostra Freeze, diventata uno dei momenti simbolici della nascita della generazione degli Young British Artists. Da allora il suo percorso è diventato internazionale, con mostre nei principali musei e istituzioni d’arte contemporanea. La sua produzione ha attraversato temi come la vita, la morte, la bellezza, la religione e la scienza, spesso attraverso immagini immediatamente riconoscibili e materiali tutt’altro che convenzionali.

Lo scudo di Dom Pérignon diventa un caleidoscopio

Per la Limited Edition 2026, Hirst parte da uno degli elementi più riconoscibili della Maison: lo storico scudo di Dom Pérignon. Invece di limitarlo a un singolo elemento grafico, l’artista lo moltiplica e lo inserisce all’interno di una composizione ispirata alla serie Kaleidoscope. Lo scudo si ripete, si frammenta e sembra quasi muoversi sulla superficie, dando vita a un’immagine nella quale tradizione e trasformazione convivono. È una soluzione che permette all’elemento più classico della Maison di assumere un aspetto decisamente contemporaneo. La collezione gioca inoltre con due colori molto diversi: un blu intenso per il Dom Pérignon Vintage 2018 e una tonalità calda di rosa per il Dom Pérignon Rosé Vintage 2010.

Blu e rosa: le due anime della Limited Edition

Il Vintage 2018 rappresenta la componente più luminosa della collezione. L’annata è stata caratterizzata da condizioni favorevoli, con una buona esposizione solare e una disponibilità idrica adeguata alle esigenze della vite. Per Dom Pérignon, il risultato è un vino dalla materia più completa, con una particolare attenzione a mineralità, frutto e sapidità. Il Rosé Vintage 2010 si muove invece su un territorio più intenso e profondo. Qui il Pinot Noir assume un ruolo importante, con una presenza particolarmente marcata e una maggiore densità. Due espressioni molto diverse che, proprio per questo, funzionano bene all’interno della logica della collezione: da una parte il blu, dall’altra il rosa; da una parte il Vintage 2018, dall’altra il Rosé 2010.,E se il vino resta naturalmente il protagonista, il packaging diventa quasi un secondo livello di lettura.

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