Venerdì 2 Ottobre 2026

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Trovato in Israele un enigmatico “specchio magico” di epoca bizantina 

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GERUSALEMME – Uno “specchio magico” di epoca bizantina è il particolare ritrovamento  avvenuto nei pressi di Haifa, in Israele, durante un programma di formazione promosso dal Ministero della pubblica istruzione di Israele e realizzato in collaborazione con l’IAA – Autorità Israeliana per le Antichità, che ha visto coinvolti 500 studenti. 

Uno dei luoghi oggetto di ricerca è il sito di Usha, nelle vicinanze di Kiryat Ata, dove l’archeologa Hanaa Abu Uqsa Abud, in servizio presso l’Autorità per le Antichità d’Israele, sta dirigendo lo scavo. 

È stata la diciassettenne Aviv Weizman, partecipando a questo scavo, a scoprire questo eccezionale manufatto che, secondo dottor Einat Ambar-Armon, direttore del Northern Education Center dell’Autorità Israeliana per le Antichità, risalirebbe a 1.500 anni fa.

Uno specchio magico emerso in passato in un altro scavo a Nitzana, in Israele, interessante per il confronto con il reperto appena trovato. Photo: Clara Amit, Israel Antiquities Authority

Secondo le valutazioni di Navit Popovitch, esperto presso l’Autorità Israeliana per le Antichità, “il frammento costituisce una porzione di uno ‘specchio magico’ risalente al periodo bizantino, tra il IV e il VI secolo d.C. Al centro di questa tavoletta si trova un vetro specchiante, inserito come un amuleto inteso a sfuggire al malocchio: si credeva, infatti, che un’entità maligna, come ad esempio un demone, vedendo il proprio riflesso avrebbe deviato l’energia negativa, offrendo protezione al possessore dello specchio. Placche simili sono state precedentemente rinvenute all’interno di set funerari, collocate nelle tombe per custodire i defunti nel loro percorso verso l’Aldilà”.

Il programma di formazione e di scavo 

All’interno di questo corso, i giovani partecipano attivamente agli scavi archeologici condotti dall’IAA, l’Autorità Israeliana per le Antichità, in varie località dell’intero Paese. 

Questi siti sono destinati ad essere aperti al pubblico in futuro, contribuendo così alla condivisione della ricchezza storica. 

Eli Shayish, direttore del Ministero dell’Istruzione Shelah e degli studi d’Israele , ha commentato: “La partecipazione degli alunni agli scavi archeologici è la prova tangente dei loro sentimenti rivolti al paese e al suo patrimonio culturale”.

La splendida Galilea, regione del ritrovamento. Crediti IMOT

Eli Escusido, il direttore dell’Autorità Israeliana per le Antichità, sottolinea con entusiasmo: “Nel corso della settimana, i giovani hanno avuto l’opportunità di fare altre eccezionali scoperte, tra cui vasi di ceramica, monete, frammenti di pietra decorata e persino la scoperta di un acquedotto. La storia, solitamente appresa all’interno delle aule scolastiche, prende vita direttamente dalla terra. Un allievo che contribuisce a identificare un reperto durante uno scavo sperimenta un momento indelebile. Non esiste modo migliore per instillare nei giovani un profondo legame con il loro paese e l’inestimabile patrimonio culturale che lo caratterizza”.

Infine, secondo Saar Ganor, coordinatore del progetto per conto dell’IAA, “questa scoperta impreziosisce la cooperazione in corso tra l’Autorità israeliana per le Antichità e il Progetto Shelah del Ministero dell’Istruzione: allo stesso tempo, aiuta a scoprire il passato del paese e a fornire ai giovani un’esperienza di crescita personale, collegandoli alle loro radici”.

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