Venerdì 2 Ottobre 2026

Il quotidiano di arte e cultura

“The Dreams of a Story”, il Padiglione della Côte d’Ivoire alla Biennale di Venezia 2022. Le foto

2 min di lettura

VENEZIA – Il tema del sogno è al centro del Padiglione della Côte d’Ivoire alla 59. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, ospitato al Magazzino del Sale 3 (Dorsoduro, 264 – Zattere). 

A rappresentarlo sono sei artisti: Aboudia, Armand Boua, Frédéric Bruly Bouabré, Aron Demetz, Laetitia Ky, Yeanzi, con la curatela di Alessandro Romanini, docente di teoria della percezione e psicologia presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara e Massimo Scaringella, curatore indipendente riconosciuto per il suo intenso interscambio con paesi extraeuropei. Il commissario del Padiglione è Henri Koffissé N’koumo, critico d’arte e Direttore delle arti plastiche e visive al Ministero della Cultura e dell’Industria delle Arti e dello Spettacolo della Côte d’Ivoire. 

Chi dorme si apre alle porte del sogno

I sogni raccontano delle storie che, in Africa, portano spesso il valore della creazione spontanea quando si vuole interpretare e rappresentare le realtà socio-economiche del soggetto e del collettivo. 

Tradizione e innovazione si fondono attraverso l’arte e la creatività, così come le memorie e i sogni. L’arte diventa dunque la vera e propria intersezione tra sogno e storia e se questa storia viene negata, allora bisogna sognarla. 

Gli artisti e le loro visioni

Per Aboudia, nato ad Abidjan in Côte d’Ivoire nel 1983, che vive e lavora tra Abidjan e New York, la società africana appare lacerata nel tessuto sociale e sono i giovani a  fornire una nuova linfa vitale. La sua arte “di strada” dà vita a una sinfonia visiva il cui ritmo è il ritmo della vita. 

Scene di strada in cui le migrazioni urbane creano intrecci etnici, linguistici, culturali e sociali, sono invece la fonte d’ispirazione di Armand Boua, nato ad Abidjan in Côte d’Ivoire nel 1978, dove vive e lavora. Frédéric Bruly Bouabré, nato a Zéprégühé in Côte d’Ivoire nel 1923 e deceduto ad Abidjan (Côte d’Ivoire) nel 2014, è stato l’inventore di un alfabeto di 448 pittogrammi monosillabici ideato con l’obiettivo di creare un linguaggio universale che militerebbe per la fratellanza universale e la pace nel mondo. 

[ngg src=”galleries” ids=”217″ display=”basic_thumbnail” thumbnail_crop=”0″]

Creature immaginarie e forme misteriose popolano il mondo di sculture di Aron Demetz, nato a Vipiteno in Italia nel 1972, che vive e lavora in Val Gardena, mentre Laetitia Ky, nata ad Abidjan in Côte d’Ivoire nel 1996, con le sculture realizzate con i suoi capelli afro, denuncia la metamorfosi dei corpi e le definizioni della condizione umana contemporanea.

Infine, Yeanzi, nato a Katiola in Côte d’Ivoire nel 1988, attraverso l’utilizzo di detriti rivela l’incomparabile bellezza ed estetica dell’individuo, rimettendo in discussione le montagne di rifiuti che soffocano le società̀ contemporanee. 

Altri articoli in

← Torna alla home